VirtualBox vs. Qemu+Kqemu 7 Giugno 2007
Posted by Darkarix in Uncategorized.trackback
Ho deciso di installare VirtualBox per fare un confronto con le prestazioni di Qemu, da me trattato già in un’altra guida, per vedere chi riuscirà a spuntarla.

WinXP in esecuzione su VirtualBox
Al solito questa non vuole essere l’ennesima guida, ma solo un’esperienza personale.
VirtualBox è anch’esso un emulatore sviluppato da Innotek ed ha una facilità impressionante. Parte già avvantaggiato rispetto a Qemu in quanto dispone di un’interfaccia grafica molto semplicistica scritta usando le librerie grafiche Qt della Trolltech, le stesse di KDE.
Dalla sua ha anche il pregio di poter usare più di 512Mb di RAM senza montare/smontare niente.
Il punto forte di VirtualBox è senza dubbio la flessibilità. Infatti permette di avviare una macchina virtuale dall’interfaccia grafica punta-e-clicca, e poi metterla in stand-by, salvarla o riavviarla dalla linea di comando o persino da remoto.
Anche al networking è dedicata una scheda, dove si può configurare l’emulazione della rete, ma avendo un USB adapter e non riuscendo ancora a concludere niente, non tratterò questa parte in questa guida.
È da pochissimo uscita la versione 1.4.0 ed andremo ad esaminare proprio quella.
Per prima cosa andate sul sito di VirtualBox e scaricate il pacchetto per la vostra distro. Se non è tra quelle elencate (come la mia Debian Sid) potete scaricare il file “All Distribution”.
Per installarla basta dare il seguente comando da root:
# sh VirtualBox_1.4.0_Linux_x86.run install
e l’installazione partirà automaticamente. Da notare che VirtualBox viene installato nella cartella riservata ai programmi opzionali (/opt)
Dopo l’installazione modifichiamo /etc/group aggiungendo il nostro user name alla fine della riga vboxusers.
Esempio:
vboxuser:x:1001:AGGIUNGERQUIILVOSTRONOMEUTENTE
Poi apriamo il file /boot/grub/menu.lst col nostro editor preferito e nella riga del kernel aggiungiamo nmi_watchdog=0
Ecco come dovrebbe apparire più o meno:
title Debian GNU/Linux, kernel 2.6.18-3-686
root (hd0,0)
kernel /boot/vmlinuz-2.6.18-3-686 root=/dev/hda1 ro standard nmi_watchdog=0″
initrd /boot/initrd.img-2.6.18-3-686
savedefault
Quindi riavviamo il computer e carichiamo il modulo di VirtualBox nel kernel con il comando:
# modprobe vboxdrv
e controlliamo che il dispositivo appartenga a vboxusers:
$ ls -l /dev/vboxdrv
che dovrebbe restituire:
crw-rw---- 1 root vboxusers 10, 61 2007-06-07 22:40 /dev/vboxdrv
o qualcosa di simile.
Quindi scriviamo vboxdrv in fondo al file /etc/modules.conf.
Finalmente avviamo VirtualBox digitando in una shell VirtualBox & oppure dalla voce che dovrebbe essere stata aggiunta dopo l’installazione.
Creare il file immagine e installare la macchina virtuale è così banale che non starò qui a spiegarlo.
Una volta installato e configurato tutto vi consiglio di installare anche le guest additions dal menù dispositivi, che vi permetterano l’integrazione del mouse e tante altre piccole cose.
I risultati sono sorprendenti. Rispetto a Qemu il sistema guest è di gran lunga più reattivo (sicuramente anche per merito dei miei 2Gb di RAM) e il sistema host non ne sembra risentire. L’interfaccia è gestita da un comodo sistema punta-e-clicca ed è molto intuitiva. Tra le molte opzioni disponibili troviamo la possibilità di decidere quanta RAM e memoria video dedicare al sistema guest nonché quali dispositivi montare e una scelta tra i driver audio (ALSA, OSS etc.). C’è anche una scheda per la condivisione di cartelle tra i due sistemi, con spiegazioni semplici e chiare.
Sembra difficile a immaginare, ma il sistema ospitato sembra veramente un computer a parte tanto è veloce.
Non ci sono parole, VirtualBox è sì un sistema ancora giovane e in via di sviluppo e sebbene manchino alcune opzioni (criptazione, compressione dei settori etc.) batte nettamente Qemu che, nonostante il modulo di accelerazione Kqemu, non riesce a stargli dietro.




















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